Bild-Zeitung Welt am Sonntag
 

lingua tedesca lingua inglese lingua spagnola lingua francese

Testo

State ascoltando un’intervista radiofonica rilasciata da Werner Mauss, durante una rassegna televisiva delle notizie NDR, del 18 luglio 2006 riguardante il furto dei gioielli Düe avvenuto il 31 ottobre 1981 [Plug-In]


Nel 1981 divenne noto per il chiarimento:


della rapina simulata nel 1981 dal gioielliere Düe (13 milioni di marchi tedeschi).


Mauss, come agente infiltrato, riuscì a farsi consegnare da Düe 15 gioielli, denunciati da lui stesso come rubati.


Düe fu perció arrestato il 5 agosto 1982 ed, il 4 gennaio 1984, condannato a sette anni e mezzo di reclusione dal Tribunale Federale di Hannover


A causa dell´omissione di un teste, la Corte Federale di Giustizia sospese la sentenza il 2 novembre 1984.


In seconda istanza la Procura di Stato escluse il materiale probatorio che la polizia aveva scoperto durante l´operazione segreta e di conseguenza Düe fu assolto il 13 marzo del 1989 per mancanza di prove.


La sezione civile del tribunale di Hannover condannó comunque Düe, nonostante la sua assoluzione, per frode e trasgressione colposa, proprio in base al materiale probatorio che non era stato ammesso nel giudizio penale. Respinse anche la sua richiesta di rimborso spese per il processo contro l´assicurazione Mannheimer per un valore di 73 milioni di marchi tedeschi.


Vedi sentenza del 26 febbraio 1992, tribunale di Hannover, nr. di protocollo 130192/91; pagg. 17, 18 e 19. [Link]
Della sentenza: HAZ, 27.2.1992 [Link]

 

IL TRIBUNALE FEDERALE DI GIUSTIZIA CONFERMÓ LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DEL LAND CIVILE DI HANNOVER E PER L´EFFETTO L´ASSICURAZIONE FU ESONERATA DALL´OBBLIGO DI RISARCIMENTO DEI DANNI PER IL PRESUNTO FURTO SUBITO DA DÜE.

 

CIONONOSTANTE, DÜE RICEVETTE MILIONI DI MARCHI, DALLO STATO DELLA BASSA SASSONIA, COME COMPENSAZIONE PER L´INGIUSTA DETENZIONE.

 

In cooperazione colposa con l’aiuto dei suoi complici Düe riuscí nel 1983 a strumentalizzare un gruppo di giornalisti, nel frattempo identificati, coordinati da un free lancer della televisione di Francoforte.

 

In base alle informazioni esistenti, queste persone riuscirono a corrompere un´agente della polizia criminale, che in quel tempo era detenuto preventivamente in un carcere della Vestfalia del nord, e con il suo aiuto riuscirono ad identificare il testimone Claude, o meglio l´agente della polizia Mauss. Illegalmente comprarono da quest’ex-agente informazioni segrete di diverse operazioni ed investigazioni in corso della procurazione sul territorio federale in cui Mauss per incarico e direzione della polizia eseguiva delle operazioni come agente infiltrato.


Con quest’intromissione illegale nelle indagini svolte dal procuratore incaricato, i giornalisti scoprirono in quali cittá Mauss stava operando.

 

MAUSS IN QUESTO CASO NON COMMETTEVA ALCUNA AZIONE ILLEGALE.

 

Con l’unico scopo del lucro personale ed infrangendo la discrezione professionale, benché consapevoli di fuorviare le indagini, questi giornalisti presuntuosi denunciarono Mauss per ricettazione ed altri delitti nelle cittá di Hannover, Coblenza, Stoccarda, Francoforte sul Meno ed altre cittá.

 

LO SCOPO ERA CHIARO: L’ESSERE INCRIMINATO PER ESSERE RESO INATTENDIBILE COME TESTIMONE NEL PROCESSO CONTRO DÜE.

 

I procuratori delle relative cittá riconobbero peró subito gli intrighi, ritirarono le singole denuncie, dei giornalisti contro Mauss, da ogni cittá e le raccolsero in un’unica procedura nella cittá di Francoforte sul Meno, che poi chiusero ufficialmente, poiché si trattava di un´operazione segreta delle forze d´ordine. Gli osservatori ufficiali non si meravigliarono in quel periodo, che il free lancer di Francoforte e coordinatore degli altri giornalisti d’intento criminale aveva iniziato nel 1983 a produrre una documentazione televisiva contro Mauss per incriminarlo, dopo averlo identificato e reso pubblico.

 

Nell´autunno del 1983, questo giornalista di Francoforte inizió a contattare tutti i delinquenti piú pericolosi, detenuti nelle carceri federali svelando loro quello che sapeva sulle operazioni segrete, di cui l´agente era stato partecipe. Il giornalista aveva in mente esclusivamente l´accordo economico stipulato con Düe ed i suoi interessi economici.

 

Nella dubbiosa documentazione televisiva, il giornalista di Francoforte concesse una “possibilitá” ai delinquenti di “protestare” e tutti insieme all´unisono dichiararono di essere stati condannati ingiustamente. Il giornalista manipoló abilmente il film, contro Mauss, a favore del gioielliere imputato Düe. L´obiettivo, perseguito anche negli anni seguenti, con l´aiuto di quest´abile polemica, era di rendere inattendibile Claude (Mauss) come testimone piú importante nel caso Düe, a favore dei propri interessi economici.


Con gran dispendio i sostenitori di Düe continuarono ad influire sui mezzi di comunicazione, stampa e televisione e con l´aiuto di pubblicazioni fuorvianti diffamarono Mauss, rendendolo un personaggio ambiguo e riuscirono quindi a far assolvere Düe.

 

Negli anni 1987/88 i coniugi Mauss lavorarono come agenti infiltrati contro presunti assassini e sequestratori. Queste operazioni furono autorizzate e coordinate tra le diverse autoritá di sicurezza europee.

 

Il “circolo di giornalisti” riuscí di nuovo ad ottenere illegalmente informazioni su un’operazione e non si fecero scrupoli ad esporre i coniugi Mauss ad un GRAVE PERICOLO DI VITA intromettendosi rischiosamente in un’operazione in corso all´estero e disturbandola con ATTIVITÁ MOLESTE.

 

In un caso specifico i giornalisti avevano istallato, non lontano dalle trattative in corso, oggetti con cui gli interlocutori fuorilegge, potevano identificare i coniugi.

In base a prove rilevanti, la polizia criminale del Paese partecipe all´operazione confiscó subito il materiale importuno. Oggi questo materiale si trova in custodia nei sotterranei dell´ufficio legale degli avvocati di Mauss.

 

In un altro caso furono date informazioni a delinquenti che di conseguenza appostarono l´agente di polizia in un garage sotterraneo. I coniugi notarono l´automobile messa di traverso davanti all´uscita per impedirne il passaggio. Improvvisamente si mossero cinque uomini verso l´auto. Tempestivamente Mauss ruppe il vetro della macchina che bloccava l´uscita dalla parte del conducente, la spostó, salí nella sua macchina con la moglie ed a gran velocitá passó davanti agli uomini stranieri e uscí dal garage rompendo la sbarra che bloccava l´uscita.
DOPO QUEST´OFFENSIVA, MAUSS INFORMÓ LE AUTORITÁ FEDERALI COMPETENTI PER CHIARIRE L´EVENTO.

 

L´intenzione era di eliminare Mauss come principale teste d´accusa.

 

I SOPRACCITATI COMPLICI DI DÜE, SECONDO LE INFORMAZIONI DI MAUSS, INCASSARONO APPIENO L´INDENNIZZAZIONE PRESTABILILITA PER IL RISARCIMENTO DELLA DETENZIONE, CHE FU PAGATA DALLA BASSA SASSONIA PER DÜE DOPO “L´ASSOLUZIONE” NEL MARZO 1989

 

IMPROVVISAMENTE, NEL GIUGNO 2000, DOPO 19 ANNI - SCADUTI I TERMINI DI PRESCRIZIONE PER L’AZIONE PENALE - FURONO CONFISCATI 10,8 CHILI DI GIOIELLI NELL’EX NEGOZIO DEL PADRE FRIEDRICH DÜE (AM KRÖPCKE), A CA. 400 METRI DAL LUOGO DEL REATO. GLI ARTICOLI ERANO ANCORA MUNITI DELLE ETICHETTE ORIGINALI, ALLORA INCLUSI DA DÜE NELLA SUA DENUNCIA DI RAPINA


Il subentrato gestore aveva trovato durante opere di ristrutturazione nel negozio del padre la presunta refurtiva nascosta tra pareti e soffitto. Durante la custodia cautelare di Rene Düe, iniziata nell’autunno del 1982, il padre Friedrich Düe aveva venduto il negozio. Questo era il motivo per cui il figlio criminale non riuscì “per fortuna” a togliere dal nascondiglio la presunta refurtiva, che fu quindi ritrovata nel giugno del 2000
.

CIÒ DOVREBBE CONFERMARE SENZA OMBRA DI DUBBIO, CHE DÜE HA SIMULATO IL REATO. È IN OGNI CASO RIDICOLO PENSARE CHE I LADRI DOPO LA RAPINA, QUEL 31 OTTOBRE 1981, POSSANO AVER NASCOSTO IL BOTTINO NEL NEGOZIO DEL PADRE DI DÜE. LA COSTITUZIONE DI DÜE AL COSPETTO DEL TRIBUNALE DI SECONDA ISTANZA, IN BASE ALLA QUALE EGLI AVREBBE TROVATO NEL NEGOZIO DEL GENITORE - PER CASO - I 15 GIOIELLI CONSEGNATI A MAUSS CHE LO INCRIMINAVANO, DOPO AVER COMPILATO LA LISTA DEI DANNI PER L’ASSICURAZIONE, CORRISPONDE ADDIRITTURA AL VERO

 

DÜE HA “SOLO” DIMENTICATO DI DIRE AL GIUDICE PENALE CHE 10,8 SU 40 CHILI DI GIOIELLI ERANO ANCORA NASCOSTI TRA PARETI E SOFFITTO NEL NEGOZIO

 

Dal punto di vista odierno é spaventoso constatare, come é potuto accadere, che Düe con l´aiuto dei suoi complici riuscí ad ingannare e strumentalizzare politici di spicco. Questi lo aiutarono inconsapevolmente con presunto successo, e senza rendersene conto furono i cavalli tiranti della sua carrozza criminale.

 

LE INFORMAZIONI STAMPA SUL CASO DÜE

DANNO OGGI LA SEGUENTE SINTESI:

 

31 ottobre 1981 “rapina” Düe

Düe dichiara che gli sono stati rubati piú di 40 Kili di gioielli, circa 3.400 singoli pezzi che aveva in commissione.

Testimoni oculari osservano: due uomini stranieri, dall´aspetto meridionale, hanno lasciato precipitosamente il negozio, ognuno ha con se una valigetta 24 ore

La polizia in Hannover esclude la possibilitá che i presunti complici ed implicati al furto possano aver portato via 40 kili di gioielli nel tempo indicato, dato anche dal fatto che le valigette erano troppo piccole per quella quantitá, ecc.

Nel 1991 durante un processo per omicidio ad Istanbul, dei Turchi sostengono di aver aiutato Düe a simulare la rapina [Link] [Link]

Si tratta forse dei Turchi, che sono stati osservati da testimoni oculari immediatamente dopo la rapina e descritti come persone d’apparenza meridionale?

Nel 1982 la polizia criminale regionale dello Stato Federale della Bassa Sassonia forma una commissione straordinaria per indagare su diversi gravi indizi

Estate 1982: Düe consegna all’agente della polizia “Claude” (Mauss) i 15 gioielli che erano stati da lui dichiarati come rubati

Viene arrestato ed il 4 gennaio del 1984 e condannato dal Tribunale regionale di Hannover a sette anni e mezzo di carcere

Durante la sua condanna nel 1984 e la sua assoluzione in seconda istanza nel 1989, Düe organizza con i suoi complici criminali una campagna, probabilmente unica per il suo genere nella Repubblica Federale, di disinformazione omicida (Rufmord) contro un importante testimone del processo (l´agente Mauss) per poterlo eliminare come teste d´accusa.

 

Com’era stato programmato da Düe ed i suoi complici.

13 marzo 1989; René Düe viene assolto in corte d´appello per mancanza di prove. La corte penale (Strafkammer) a Braunschweig esclude tutto il materiale probatorio ottenuto nell´operazione “sotto-coperta”.

 

Com’era stato programmato da Düe ed i suoi complici.

Mauss non viene interrogato come teste d´accusa nel processo penale di Braunschweig

 

Com’era stato programmato da Düe ed i suoi complici.

• Düe viene interrogato: Dichiara di aver ritrovato per caso, nel negozio di suo padre, i 15 gioielli che lui aveva prima dichiarato come rubati. La corte crede a questa versione

 

Come non era stato programmato da Düe ed i suoi complici.

Nonostante l´assoluzione del tribunale penale di Braunschweig, il tribunale civile di Hannover valuta tutto il materiale probatorio ricevuto dall´agente segreto Mauss e dalla polizia. Dichiara Düe colpevole di aver gravemente truffato l´assicurazione. Con la decisione del Tribunale regionale di Hannover del 26 febbraio 1992, confermato anche dalla Corte Federale di giustizia, l´assicurazione viene esonerata da tutti i pagamenti, come conseguenza alla sentenza per truffa aggravata. Il tribunale rifiuta anche la partecipazione ai costi del processo richiesta da Düe per un valore di 73 milioni di marchi tedeschi.


C O N T R O V E R S I A:

Nonostante esistessero queste sentenze, lo stato della Bassa Sassonia ha pagato un risarcimento milionario per il carcere a Düe. I suoi complici intascarono subito questi soldi
.

20 giugno del 2000: Durante dei lavori di ristrutturazione vennero scoperti (19 anni dopo) nell´ex negozio del padre di Düe a “Ballhaus”, tra la parete ed il soffitto, 10,8 kili di gioielli della rapina di Düe con ancora le etichette originali. I gioielli, dopo essere stati ritrovati, vengono confiscati. Il luogo del ritrovamento si trova 400 metri di distanza dal luogo del reato.

Dopo questo ritrovamento sono convinte della colpevolezza di Düe anche le persone, che anni prima si erano lasciate convincere a partecipare, con grande sforzo e molti soldi, alla campagna discreditante organizzata contro l´agente segreto Mauss

IN CONCLUSIONE:

Criminologi, giudici, procuratori, ecc. che sono stati consultati sono d´accordo a dichiarare: Il caso Düe si adatta perfettamente come esempio d’insegnamento nelle scuole di polizia. Ma si deve anche chiaramente riconoscere che Düe con la sua energia criminale ed il potere da lui acquisito insieme ai suoi complici e calpestando la giustizia, riuscí ad ottenere un’assoluzione con il risultato: il reato cadde in prescrizione senza espiazione.

 

CIÓ NONOSTANTE, ALLA FINE RIMASE PER DÜE ED I SUOI COMPLICI SOLO UNA GRAVE PERDITA SENZA RISULTATO ECONOMICO.

Per tutte queste persone fu infine un sogno che si dissolse nell´aria lasciando un sapore amaro in bocca.

EVENTUALI IMITATORI DEVONO RICONOSCERE:

“IL DELITTO NON VALE LA PENA”

 

Fonti: Wams, nr. 25 del 18.6.2000, HAZ 29.6.2000, Wochenspiegel 12.6.2000, dpa, 28.6.2000.
Der Spiegel, nr. 26/2000, pagg. 71,72 e 73,
Bild Zeitung del 24.6.2000 e 26.6.2000.

Disposizione inibitoria a carico di Rene Düe, sentenza del Tribunale Provinciale di Stoccarda del 28 settembre 2000, n. di protocollo 17O406/400

Prof. Wenzel, esposizione scritta del 4.9.2000, per far compiere la sentenza del processo di disposizione contro Düe nel tribunale giudiziale di Stoccarda.

Disposizione d’omissione contro René Düe giudicata il 20 settembre 2000, AZ 170406/400

Dichiarazione di sottomissione di Düe
Avviso del suo avvocato Malottke del 3.11.2000

Memoria del 26.1.1992 del Prof. Wenzel al procuratore generale di Celle ed al primo procuratore di Hannover sul sospetto che il cittadino turco Aydin Yildizsoy, è coinvolto nella rapina inscenata da Düe del 31.10.1981.

Yildiszoy aveva assassinato il suo complice ad Istanbul il 20.3.1991; e secondo le tradizioni della mafia gli aveva cucito la bocca con un filo. La sua dichiarazione in tribunale: IL defunto doveva cosí mantenere “il segreto del suo sapere anche oltre la morte”. Nel suo interrogatorio ha dichiarato di conoscere René Düe e che la rapina del 31.10.1991 è stata simulata. Il fratello della vittima Nevzat Avan ha dichiarato davanti allo stesso tribunale d’Istanbul, che l´assassinato Nevzat insieme a Yildiszoy cooperó criminosamente con Düe nel simulare la rapina al suo negozio.

Sul contenuto sopraccitato
come anche l´articolo del “Hürriyet” del 1 febbraio 1992
ed il “Mannheimer Morgen” del 5 febbraio 1992
e “Der Spiegel” del 26 giugno 2000, nr. 26/2000

vada superare